Il 56% dei contenuti online vengono condivisi mediante facebook

di Redazione 1

La stragrande maggioranza dei contenuti che risultano disponibili online vengono condivisi, minuto dopo minuto, da uno straordinario numero di utenti che, sempre più con maggior frequenza, sono soliti servirsi dei social network, primo tra tutti Facebook, per attuare tale tipo d’operazione.

Tuttavia, se quanto appena affermato, sino a qualche ora addietro, costituiva soltanto una semplice intuizione adesso, invece, è più che una certezza ed a confermarlo ci ha ben pensato ShareThis.

Infatti, analizzando i dati restituiti da uno studio condotto da ShareThis in collaborazione con Starcom MediaVest Group e Rubinson Partners ne è emerso che oltre 300 milioni di utenti al mese si servono del pulsante messo a disposizione dal celebre servizio di sharing per condividere, appunto, i propri contenuti preferiti, provenienti da circa un milione di siti web differenti, e che, nel dettaglio, ben il 38% di essi, ovvero la maggior parte, è destinato ad essere pubblicato direttamente sul tanto amato social network in blu.

Tantissimi accaniti navigatori della grande rete sfruttando dunque Facebook come principale strumento di condivisione dei contenuti preferiti, distaccando quindi di gran lunga Twitter che, così com’è anche possibile notare osservando il grafico, costituisce il mezzo grazie al quale soltanto il 17% degli elementi d’interesse viene condiviso, andando di pari passo alle e-mail.

Un’ulteriore e ben ampia fetta di contenuti, circa il 34%, viene invece condivisa servendosi di varie altre risorse, come ad esempio strumenti adibiti al bookmarking e blog, presentando però una percentuale comunque inferiore a quella assegnata a Facebook.

Tali cifre fanno però riferimento solo ed esclusivamente ai contenuti che hanno ricevuto click e che, di conseguenza, sono stati visionati da altri utenti.

Se si considerando invece quelle che sono le percentuali nude e crude ne emerge che ad essere condivisi su Facebook sono ben il 56% dei contenuti, distaccando quindi di gran lunga tutte le altre risorse precedentemente annoverate destinate anch’esse al processo di sharing degli elementi d’interesse.

Via | TechCrunch

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