UE Vs Social network: I minori prima di tutto

di Francesco Russo Commenta

Quando ormai si è superata la soglia dei 200.000.000 di iscritti ai social network, diventa sempre più semplice per pubblicitari, marketers e soprattutto ricercatori di follie capire le abitudini delle persone. Tanti sono stati anche i casi di perdita di lavoro, di affetti e l’ultimo che ricordiamo è quello della giornalista Olga Liuma che per aver pubblicato un link di un quotidiano diverso dal suo, è stata costretta a dare le dimissioni. Fatto sta che a Facebook & Company, non dispiace affatto essere al centro dell’attenzione per qualsiasi caso. Ebbene l’Unione Europea è venuta a capo della discussione a seguito dell’appello del Garante per la privacy Francesco Pizzetti che invitava gli utenti dei social network a rimuovere le proprie informazioni personali on-line. Ad oggi la Commissione Europea però ha dato l’ardua sentenza sulla morsa che da molto tempo sta stringendo intorno ai domini privati su Internet. Nella persona di Viviane Reding, il commissario responsabile delle telecomunicazioni, si è incarnato il video messaggio lanciato sul suo blog personale con un simbolo forte e chiaro: privacy soprattutto per i minori. Le parole sono state: “Vuoi che internet diventi una giungla? Potrebbe presto accadere, se non si riesce a controllare l’uso dei vostri dati personali online. La privacy è un aspetto importante della cultura europea, tutelato per anni dalle legislazioni. Credo sia un diritto di tutti i cittadini europei controllare come le proprie informazioni personali vengano utilizzate”. L’idea è quella di unificare le legislazioni internazionali sotto un unico dominio protettivo della privacy, ma soprattutto è interessante la parte che parla dei minori: “Credo che almeno i profili dei minorenni dovrebbero essere esclusi dai risultati dei motori di ricerca, la Commissione europea ha già richiamato i principali siti di social networking a trattare i dati dei minori con maggiore attenzione, soprattutto tramite l’autoregolamentazione”. Il discorso si è chiuso con una promessa di pubblicità sulla privacy: “Le regole europee sulla privacy sono cristalline: le informazioni su una persona possono essere usate solo con il suo previo consenso; non possiamo rinunciare ai principi di base e avere tutti i nostri scambi monitorati, registrati e raccolti in cambio di una promessa di pubblicità più mirata”.

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