Facebook e Twitter all’attacco dello spam sociale

di Redazione Commenta

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Quello dello spam sociale sulle piattaforme sociali è ormai un problema radicato e diffuso. Facebook e Twitter hanno quindi deciso di unire le forze per combattere in maniera efficace una delle piaghe più fastidiose per gli utenti delle due reti, in special modo per quelli meno esperti spesso vittima delle classiche truffe della rete.

Lo spam sociale è basato sul fenomeno del like-jacking, una tecnica che invita a cliccare sul pulsante “Mi piace” o visualizzare un video particolarmente scandaloso, dunque interessante, ma la cui azione fa partire tutto un meccanismo che potrebbe potenzialmente danneggiare la sicurezza e la privacy dell’utente su internet.

Le statistiche d’altronde parlano chiaro: nel 2010, il 4% dei messaggi su Facebook era esclusivamente di natura spam, come l’1,5% su Twitter, ma oggi colpisce il fenomeno colpisce ogni giorno meno dello 0,5% degli utenti del social network di Zuckerberg. Cifra infima? Forse in percentuale, se si considera che corrisponde a circa quattro milioni di persone.

Le difese di Facebook adesso sono elevate: un team di 30 ingegneri specializzati, insieme ad altre 46 persone, blocca 200 milioni di contenuti potenzialmente pericolosi, mentre Twitter sta predisponendo una squadra composta da 5 programmatori e 9 esperti di sicurezza informatica.

Lo spam dopotutto si sa non può essere sottovalutato. Passino gli utenti più navigati che riescono sempre ad evitare qualsiasi possibile truffa, ma il gioco è sempre più intricato e pericoloso, e gli spammer, nonostante gli sforzi di forze di polizia e grandi aziende, trovano in continuazione nuovi terreni fertili dove coltivare le loro malefatte.

Insomma, lo spam via e-mail sembra destinato a diventare presto storia (nel novembre 2011 la percentuale di spam via posta elettronica è calata al 70%) sacrificato all’altare di quello più allettante, per chi lo realizza, delle piattaforme sociali.

In fase di studio ci sono attualmente diverse tecniche per impedire il diffondersi dello spam, come test di riconoscimento o sistemi per l’identificazione dell’utente piuttosto serrati. Ennesima battaglia di una lunga, infinita guerra.

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