Salman Rushdie batte Facebook. Riaperto il profilo bloccato anche grazie ai suoi fan su Twitter

di Redazione 1

Lo scrittore Salman Rushdie è molto arrabbiato con Facebook, e ha usato Twitter per ottenere una bella rivincita. Tutto è cominciato tre giorni fa, quando Facebook ha deciso di cancellare il profilo di Rushdie perché non credeva che fosse davvero lui. Allora lo scrittore ha inviato una fotocopia del suo passaporto allo staff di FB per dimostrare la sua identità, ma dopo una frustrante serie di botta e risposta tra l’assistenza clienti di Facebook e lo stesso Salman Rushdie, lo scrittore ha fatto quello che farebbe ogni persona di buon senso: si è sfogato su Twitter.

Poco dopo, Facebook ha riattivato l’account di Rushdie, ma ha insistito per utilizzare il nome Ahmed nel suo profilo, perché questo nome appare prima di “Salman” sul suo passaporto. Rushdie ha protestato, dicendo che lui non ha mai usato questo nome, nessuno lo conosce come Ahmed Rushdie e perciò non avrebbe alcun senso usare questo nome proprio su Facebook.

La reazione di Salman Rushdie non si è fatta attendere, e l’autore dei “Versi Satanici” ha pubblicato sulla sua bacheca il seguente status per esprimere tutta la sua indignazione.

Facebook deactivated my account because they thought I wasn’t me. Now they insist I call myself by the first name I have never used. What a bunch of morons… As I don’t and will never recognize myself as ‘Ahmed Rushdie’ I will be reducing FB activities to just about zero and cutting back my list of friends to actual friends or at least acquaintances, just to keep in touch. I’m done.” – Ahmed Rushdie née Salman Rushdie

Nello stesso momento Rushdie postava su Twitter un elenco di personaggi famosi che hanno adottato il secondo nome come nome proprio, e sono così universalmente noti.

Tanta determinazione alla fine è stata premiata, e Facebook ha restituito allo scrittore l’account con il nome “Salman Rushdie”, e lui ha ringraziato gli utenti di Twitter per l’affetto e il sostegno dimostrato in questa disputa.

Facebook ha poi rilasciato una dichiarazione ufficiale a proposito della cancellazione dell’account di Rushdie, che definiva quanto successo “un errore”, e si scusava con l’autore per gli eventuali disagi che ciò aveva provocato.

Al di là delle facili battute sui profili Facebook chiusi per ragioni approssimative, il “caso Rushdie” è un esempio di come è possibile usare un social network contro un altro e vincere una “guerra virtuale”.


photo courtesy by SocialTimes

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