Facebook: 8 mesi di reclusione per l’hacker etico

di Martina Commenta

Il suo avvocato lo ha definito lo Sherlock Holmes del nuovo millennio ed il suo caso è stato classificato come tra i più rilevanti di tutta la storia del social media hacking: si tratta di Glen Mangham, un giovane 26enne appassionato di computer e di internet che, a quanto pare, avrebbe hackerato Facebook per dimostrare l’effettiva vulnerabilità del rinomato social network in blu e che, proprio per tale motivo, è stato ora condannato ad 8 mesi di reclusione.

Glen Mangham ha dichiarato senza problemi di essere riuscito ad infiltrarsi su Facebook lo scorso anno facendo allarmare le autorità americane convinte di avere a che fare con un caso di spionaggio industriale poichè, conseguenzialmente all’aver effettuato l’accesso nell’account di un impiegato del celebre social network in blu che era in vacanza, si è poi impadronito di dati strettamente inerenti la società.

L’attacco è stato rilevato dal team di Facebook a maggio 2011 che ha provveduto poi a notificare immediatamente il tutto all’FBI e che nel giro di un mese circa è riuscita a rintracciare il giovane ed a consegnarlo alla giustizia.

Per la Corte inglese, quindi, Glen Mangham ha rubato proprietà intellettuali di enorme valore per cui il suo va a configurasi come uno tra gli attacchi più gravi mai effettuati ad un social media e, proprio per tale ragione, merita una punizione esemplare.

Il giovane, dal canto suo, si è difeso dichiarando di essere semplicemente intenzionato, in tal modo, a mettere in risalto le vulnerabilità di Facebook al fine di cercare di imporre un miglioramento al relativo sistema di sicurezza autoproclamandosi inoltre “hacker etico”.

Il PM, però, non ha voluto sentire ragioni dichiarando che Glen Mangham ha provveduto ad agire con determinazione e, sopratutto, in modo intenzionale.

Che le intenzioni di Mangham siano state oppure no quelle effettivamente dichiarate, la vicenda, comunque, fa riflettere ancora una volta sulla questione privacy e, sopratutto, su quella relativa all’effettivo grado di sicurezza di Facebook e dei dati in esso archiviati.

Via | The Guardian

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