Twitter, in Francia l’hashtag diventa Mot-dièse

Twitter Francia l’hashtag si chiama Mot-dièse

Il termine, hashtag, oramai in voga praticamente in tutto il mondo, sinonimo di Twitter e divenuto famoso praticamente di pari paso con la sempre maggiore popolarità del social network cinguettante, in Francia, d’ora in avanti, avrà una sua traduzione ufficiale.

Come da tradizione, oramai da anni ed anni, in Francia anche Twitter è stato francesizzato, così come sottolineato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Francese e come precisato dal Ministero della Cultura che ha provveduto a comunicare i termini più corretti mediante cui identificare gli strumenti dei social network.

Francia: messaggi antisemiti su Twitter, fuori i nomi degli autori

La giustizia francese ha intimato a Twitter di fornire tutti i dati e le informazioni necessarie per identificare gli autori di alcuni messaggi razzisti e antisemiti apparsi sul social network l’anno scorso.

I messaggi incriminati risalgono all’ottobre del 2012 e contengono insulti molto offensivi e violenti verso gli ebrei. Insomma un vero bombardamento di tweet che si è protratto per giorni e giorni, tanto da suscitare le proteste dell’Unione Degli Studenti Ebrei e delle altre associazioni studentesche e antirazziste.

Nasce il Googleplex francese, la nuova sede di Google a Parigi

Google ha lanciato in pompa magna, questo martedì 6 dicembre, la sua nuova sede di Parigi, vicino alla Gare Saint-Lazare. Il complesso chiamato “Googleplex” è costato 100 milioni di euro e sostituisce la vecchia sede Google, assai più piccola e modesta.

Gli uffici di Googleplex sono situati nel cuore della capitale, in un antico palazzo di 10.000 metri quadrati, e la visita inaugurale ha visto la presenza dell’ex numero uno di Google, Eric Schmidt e del presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy.

Facebook e Twitter banditi su radio e TV francesi

Facebook e Twitter

Facebook e Twitter sono stati bandati dai programmi radio e TV francesi, in altre parole i conduttori non possono citare i due social network o invitare gli utenti a cliccare su Mi Piace o a diventare follower della trasmissione. L’unica eccezione riguarda i servizi dedicati ai social network, in questo caso Twitter e Facebook possono essere nominati.

Sembra una assurdità, invece è tutto vero, il problema deriva dal fatto che una legge del 1992 vieta di fare pubblicità a marchi e prodotti durante le trasmissioni radiofoniche e televisive.

Berlusconi è l’unico leader del G8 senza profilo Twitter

Nessuno obbliga i leader del G8 ad aprirsi un profilo Twitter, tuttavia è significativo tutti loro lo abbiano fatto, ad eccezione del nostro premier Silvio Berlusconi, che conta numerosi fake accounts, ma nessuno ufficiale. Tuttavia bisogna dire che le altre personalità non mostrano certo una forte presenza sul social network.

Matthias Lufkens, il direttore associato per i media al World Economic Forum di Davos, ha seguito per anni lo sviluppo della discussione politica su Twitter, e la sua conclusione è che i capi di stato utilizzano Twitter in modo occasionale, spesso per dare notizie inconsistenti.

La Francia combatte i bulli online chiudendone gli account su Facebook

Considerando l’accrescimento del fenomeno del cyberbullismo e delle inevitabili conseguenze che ne derivano, Luc Chatel, il Ministro dell’Istruzione Francese, ha deciso di combattere la problematica in questione facendo chiudere i profili di tutti gli studenti che perseguitano i loro compagni di scuola sulle pagine di Facebook.

L’iniziativa, nata dall’accordo tra la nazione francese ed il team di Facebook, viene argomenta da Chatel, durante il suo intervento di chiusura ad una conferenza dedicata alla lotta contro il bullismo tra gli studenti, il quale dichiara che l’attuazione di tale progetto, sebbene non definibile esattamente come “semplice”, prevede l’individuazione sistematica degli allievi che compiono atti di bullismo attraverso il tanto amato social network e la successiva chiusura dei loro account, mentre invece, per quanto concerne i casi più gravi verrà fatto in modo che i parenti della vittima possano avere l’opportunità di presentare eventuali denunce mediante una partnership instaurata con il Central Office dedicato a combattere i cyber crimini.

Nasce il social network dei vicini di casa

 

E’ nato a Parigi e risulta essere una novità abbastanza particolare. Parliamo del primo social network al mondo che connette insieme tutti gli inquilini di uno stesso palazzo. Il network è visibile al sito ma-residence.fr. L’idea nascente come quella di Facebook, che era un tempo di riunire tutti i compagni di corso di Harvard, è quella di riunire i condomini e poter parlare così di gossip da condominio e soluzioni da risolvere.

L’iniziativa sembra aver destato una interessante curiosità negli inquilini di tutta Francia che si sono fiondati ad iscriversi e creare i propri palazzi virtuali, oltre a destare non poco interesse nel Governo francese che ha visto l’iniziativa come utile per mettere in contatto estranei, nuovi arrivati, persone sole e “dirimpettai” che colloquiano poco. E’ possibile sul network chiedere le amicizie, scrivere messaggi o chattare, inviarsi a vicenda cadeau di benvenuto, oppure realizzare eventi e feste a casa propria reali ed inviate i vicini virtualmente.

Dalla Francia arriva la Tassa Google

Google money

 

 

Sempre più preso in considerazione il mondo del web e nello specifico quello che vede rapportarsi il web ed i soldi. Sembra infatti che la Francia abbia deciso di proporre una nuova tassa sui link sponsorizzati e sui banner pubblicitari pubblicati nei maggiori motori di ricerca e sui social network. I primi ad essere colpiti dovrebbero essere Google, Facebook, Microsoft e Yahoo!. Tutto questo dovrebbe essere una sorta di supporto per il mercato musicale e quello cinematografico, che secondo le statistiche degli ultimi anni continua a soffrire enormemente della digitalizzazione dei contenuti.

 

 
Questa soluzione è stata ipotizzata e resa nota dalla commissione di Zelnik, che già da tempo insegue la lotta contro lo scambio illegale di film e musica, proponendo le tasse astronomiche per tutte le società che guadagnano alla grande sul web francese ma che versano i contributi delle imposte agli altri Paesi. Questa sorta di proposta è stata subito battezzatta dalla stampa come “Tassa Google“.