Facebook complice di una tristezza

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Siamo alle porte di Leno, vicino Sondrio ed è qui che si è svolta l’ennesima tragedia dovuta alla serie “diamo confidenza agli sconosciuti”. La storia di una 22enne di Sondrio, che negli ultimi mesi, aveva tanto a cuore una nuova amicizia multietnica sbocciata su Facebook. Un’amicizia con un coetaneo marocchino incensurato e residente ad Urgnano, vicino il confine con Bergamo. Venerdi pomeriggio, i due giovani decidono di comune accordo di incontrarsi, dopo mesi di chat, ed ecco che il marocchino Y.T., avrebbe attirato la giovane in casa di un suo connazionale che non era nell’edificio per portare a termine il suo losco piano di sfruttare a pieno la fiducia della ragazza avutasi nei mesi trascorsi su Facebook tra commenti carini e scambio di messaggi. L’immigrato spacciatosi per uno studente italiano, era riuscito a convincere la ragazza ad incontrarsi. Il luogo dell’appuntamento, la stazione ferroviaria di Bergamo alle 11 e 30, ha portato la ragazza a salire sull’auto del marocchino che è stata trattata con modi gentili (almeno fino all’arrivo in abitazione).
Una volta dentro l’appartamento di Leno, il marocchino ha cambiato atteggiamento ed ha violentato la giovane per tutto il pomeriggio, portandola poi straziata sotto la stazione di Brescia, dove la giovane ha subito contattato il 113. I ragazzi della squadra mobile di Bergamo, sono riusciti a risalire all’autore dell’aggressione per arrestarlo venerdi notte, grazie ad un computer dove c’erano ancora su Facebook tutte le tracce dei contatti tra i due.

Non c’è pace per le persone che continuano a dare fiducia agli estranei su Facebook, è di pochi mesi fa, la storia infatti già narrata analoga a questa di una giovane in provincia di Milano che è riuscita a scappare dal suo violentatore prima che accadesse il peggio. Il social network, probabilmente con la complicità della popolarità, sta diventando terreno fertile per molti delinquenti che vogliono approfittare delle persone. Attenzione quindi agli sconosciuti.

2 commenti su “Facebook complice di una tristezza”

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