Second Life: alternativa alla disabilita’

di Redazione 3

L’idea è resa nota nel film Avatar, dove l’ex marine invalido motorio Jake Sully (il protagonista), grazie all’aiuto di trasposizioni molecolari, può entrare in un’altra vita e vivere con le proprie gambe. Purtroppo seppur le sensazioni non sono le stesse, anche i disabili motori, hanno trovato il proprio “Pandora” sul web secondo quanto dichiarato dalla rivista Rehabilitation Nursing da un gruppo di ricercatori dell’Università del Wisconsin.

In questa ricerca si parla di Second Life, il mondo virtuale che gratuitamente, permette agli utenti di crearsi il proprio “Avatar” virtuale normodotato e di vivere una vita alternativa facendo conoscenze, lavorando, esplorando luoghi e realtà. Il disabile che utilizza questo strumento, si sente libero di auto rappresentarsi come meglio desidera e per questo di condurre una vita diversa da quella che ha nella realtà.
Stephanie Stewart e Terry Hansen, i ricercatori, hanno dichiarato che: “Per i disabili la vita sul web può diventare una opportunità per superare i limiti imposti dalla propria condizione e compiere azioni e gesti a loro abitualmente preclusi: camminare o danzare, esplorare, fare incontri e comunicare, realizzare progetti, viaggiare e teletrasportarsi. Uno degli aspetti di maggior valore è poi quello della socializzazione“.

Commenti (3)

  1. Ciao, io sono una persona disabile visiva (cieca dalla nascita) magari qualcuno mi ha già visto su rai due il giorno 13 dicembre nella puntata de “i fatti vostri”.
    Qua si parla di Second Life, ma in realtà francamente s’è scoperto l’acqua calda perché i disabili possono “cambiare pelle” da quando c’è mondo… ops…da quando c’è la possibilità di chattare.
    Non serve second life per potersi creare una falsa identità, basta una semplice web chat testuale o un servizio di web mail; io ho iniziato a fare questa cosa a fine anni 90 e inizio 2000, fate voi… sono andata avanti otto eterni anni a fingere di essere un’altra persona, per sottrarmi al fatto che soffrivo come una bestia a causa della mancanza di relazioni reali dovuta alla mia chiusura mentale dell’epoca dovuta a un lutto non elaborato, e a questo si aggiungevano i pregiudizi e il pietismo sulla disabilità mia, per cui alla paura di relazionarsi si aggiungevano altre paure, compresa la scarsità di autonomia a livello di orientamento e mobilità personale, cosa che sto acquistando adesso piano piano in questi ultimi 2-3 anni, però quando c’hai paura a salire su un treno o un autobus e c’hai una famiglia che da una parte ti sprona e dall’altra non nasconde la paura, hai poco da fare.

    otto anni della mia vita ho perso dietro al mio alter-ego, mi ero creata un’identità maschile che vedeva e svolgeva le sue attività della vita quotidiana normalmente compreso guidare la macchina e faceva volontariato… così era un modo per poter mostrare la mia fragilità e bisogno di affettività, tenendomi però a distanza di sicurezza da eventuali affetti reali che cmq mi facevano paura, mi sentivo protetta da questa persona inesistente, anche perché essere donna e disabile, specie in certi ambienti (forum di informatica per esempio) che mi servivano per lavoro, voleva dire essere pesantemente “corteggiata”(per usare un termine nobile) dai soliti maiali che si trovano in giro, oltre a essere scambiata per un falso, perché non dimentichiamocelo, il web è fatto di persone, e le persone non sono tutte colte allo stesso modo e c’è chi è semplicemente disinformato e vuol conoscere gli ausili per ciechi e tutto il resto, chi invece è un mulo e non vuol credere a questa possibilità, oppure il classico pietismo da “poveretta mi dispiace” e purtroppo io non ero sufficientemente preparata all’eventualità di pregiudizi anche sul web, c’era sempre chi diceva che “internet non ha barriere”, certo, sì, e come no… Le barriere ci sono, architettoniche e culturali, bisogna metterselo in testa e accettarlo, non nel senso di subirlo bensì di informare ed informarsi su come gestire la situazione al meglio.
    Però alla fine come ci si sente?
    Assolutamente IN PRIGIONE. Non posso sapere come si possa sentire uno che è realmente in galera senza aver fatto niente, però io mi sentivo proprio così. In galera.
    Chi è “normodotato” è portato a pensare: “che bello, anche uno che non vede, o non cammina, o non muove il corpo in alcun modo… grazie al web può farsi una vita priva di barriere”
    COL CAVOLO
    Vi garantisco che non è bello per niente.
    Sì. All’inizio sì, quando ti trovi in un ambiente nuovo, non conosci nessuno, ti iscrivi con un altro account e inizi a parlare di te, di tutte le attività che svolgi o della macchina nuova che hai(pure mandando foto credibili trovate in giro per la rete)
    Con l’andare del tempo senti sempre più il bisogno di quella compagnia, però poi quando spegni il computer ti ripiomba tutta la realtà addosso, e non vedi l’ora di ritornare al pc perché perdi quella consapevolezza di dire “io sono quello che sono, ho i miei limiti, devo gestirli anziché dimenticarli”.
    Per non parlare poi dell’aspetto relazionale:
    Portando la mia esperienza, il fatto che io non credevo di poter avere amici e amori viene appunto da quel lutto non elaborato che mi indusse a pensare affetto=sofferenza quindi qualcosa da tenere alla larga, quindi, anche nel web credevo impossibile la conoscenza di persone che, per me, potessero avere un desiderio di un rapporto umano reale, e per rapporto umano non intendo solo amicizia e amore ma anche “semplicemente” stima reciproca, rispetto, ed eventuali collaborazioni professionali pure.
    Il problema poi sorge quando, invece, questo accade:
    ti accorgi che una o più persone desidera conoscerti, ti stima, ti vuol bene, e la cosa è reciproca…però l’unica cosa che sa è quello che tu gli dici tramite internet, sesso e identità compresa e tu dal canto tuo l’unica cosa che sai è che stai mentendo a una persona per cui senti di provare qualcosa di positivo che non ti aspettavi di poter provare.
    A questo punto, scattano davvero le manette a quei polsi che fino a un momento prima consideravi liberi:
    “cosa ho fatto, cosa dico, come gli spiego che gli ho mentito per tanti giorni/mesi/anni”?
    A quel punto le strade son due: o si scappa senza minima spiegazione, o si parla.
    Scappare può essere la strada più semplice, anche se può portare dei problemi a lungo termine, tipo che la persona che stimiamo e ci stima può sapere che siamo stati seppur in buona fede degli impostori, da qualcun altro. E tipo dei rimorsi di coscienza che non fanno affatto bene, io stessa ne sto vivendo molti, ma purtroppo non sempre puoi parlare… come non sempre puoi scappare, perché ogni rapporto di chat/forum/social/gioco on line ha i suoi presupposti e contesti.
    La strada di parlare, può portare certamente a conoscere meglio l’altro e farsi conoscere meglio. Le reazioni possono essere molteplici, e qualora ci sia pietismo o giustificazioni “poveretto è disabile non poteva far altro”… francamente almeno per me è un’umiliazione doppia. Non lo so quanto bello possa essere, esser imprigionati nel proprio corpo e _in più_ della propria mente nonché dell’identità fittizia che alla fine era nata solo per causarci sollievo…anziché un handicap trovarsi con due, bel risultato… 🙁
    Per cui concludo dicendo che una persona disabile dovrebbe sforzarsi quanto più possibile di vivere anche nel web la propria vera identità, ma senza piangersi addosso o deprimersi ed usare eventuali “falsi” soltanto per puro e semplice gioco finalizzato a se stesso ma senza illudersi di voler cambiare vita.
    Scusate se mi sono dilungata
    Concludo lasciando alcune parole di una canzone, “i am what i am” di Gloria Gaynor, che sento mie: Tradotte in italiano dall’inglese.
    Sono quella che sono
    Non voglio lodi e non voglio pietà
    Batto il mio tamburo
    Alcuni pensano che sia rumore,
    io credo sia un suono carino
    e quindi cosa c’è che non va se
    io amo ogni scintilla e ogni braccialetto
    perché non provare a vedere le cose
    da un’altra prospettiva?
    La tua vita è fittizia
    Finché non puoi urlare:
    io sono quella che sono

  2. PS aggiungo:
    adesso faccio davvero attività sportiva(arti marziali, taekwon-do) – nel mio canale youtube ho caricato i video dei miei 3 esami di cintura svolti finora.
    e faccio davvero volontariato(do una mano ad un’associazione che si occupa di HIV e AIDS) oltre ad essere attiva nella lotta alla “dipendenza da internet”

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