Reato per falsa identità

di francesco.ferretti Commenta

Il fatto risalente al 2006 (soltanto poco tempo fa è stato emanato il verdetto) riguarda il social network MySpace dove si è consumata una tragedia che ha per protagonista un episodio di falsa identità, un suicidio ed un verdetto alquanto pericoloso, ma veniamo all’accaduto.
Una ragazza di nome Lori Drew fingendosi maschio avrebbe conquistato l’amicizia di Mega Meier,  una tredicenne appartenente alla community che nel 2006 si sarebbe suicidata, probabilmente anche a causa di un messaggio ricevuto da Lori «Il mondo sarebbe un posto migliore senza di te».

L’accusa si appiglia al fatto che i termini del contratto di MySpace obbligano l’utente a sottoscrivere il proprio profilo con dati assolutamente veritieri e questo da parte di Lori non è avvenuto, fingendosi maschio e, quindi utilizzando un’identità falsa e commettendo il reato di “accesso non autorizzato”, paragonabile a quello commesso da parte di un hacker. Viceversa la difesa sostiene che nella prassi nessuno rispetta veramente la formula del contratto, tanto meno lo legge e Lori non avendo letto la licenza d’uso non può aver colpa di quanto ha fatto, non venendo a conoscenza delle peculiarità da rispettare.

Andrew Grossman della Heritage Foundation sul New York Times commenta così la vicenda:

Se il verdetto rimane questo significa che ogni sito in rete deve attenersi alla legge criminale. Si tratta di un cambio radicale. Si passa da piccoli contratti a proibizioni penali.

Proprio come è stato evidenziato nel commento sopra riportato, il problema che potrebbe scaturire da questa vicenda è quello che, per via del verdetto favorevole all’accusa che considera reato chi non dichiara la vera identità, potrebbe costituire un precedente pericoloso, nel senso che chiunque abbia dichiarato un dato non completamente o parzialmente veritiero potrebbe esser accusato di reato. D’altra parte è anche vero che occorre garantire il diritto alla privacy tramite l’effettiva conoscenza di chi ci è davanti.

Insomma la questione è apertissima, i punti di vista sono molteplici ed è necessario che si instauri un dibattito sul web e il mondo della privacy che valorizzi le potenzialità infinite di internet (garante tra l’altro, quest’oggi più che mai, della pluralità d’informazione), che non venga sottostimato o “ingabbiato” attraverso una regolamentazione ostile, ma che al tempo stesso non leda la libertà di tutti coloro che ci navigano, o meglio che ci “vivono”.

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