Facebook sotto accusa per il Like

Facebook Like inventato programmatore olandese

Durante le ultime ore una società olandese ha presentato querela contro Facebook per conto di un informatico oramai defunto che, a quanto pare, avrebbe immaginato, già prima di Mark Zuckerberg, il famoso pulsante Like e l’idea della Timeline anticipando quindi notevolmente quanto attualmente disponibile sul social network in blu più celebre al mondo.

A primo acchito è facile pensare ad un tentativo di frode per poter cavalcare la cresta dell’onda della gloria di Facebook unitamente a quello di mettere i bastoni tra le ruote a Mark Zuckerberg ed al suo team, così come già accaduto in passato, ma, a quanto pare, le cose non stanno esattamente così.

Ancora Twitter vs Courtney Love

Sembra proprio che gli artisti non vogliano imparare dalle lezioni precedenti. Oggi parliamo nuovamente del rapporto tra Courtney Love ed il microblog Twitter, che non sempre è stato idilliaco.

Già nel gennaio dello scorso anno, la Love, era finita dinnanzi ai giudici per avere affermato delle forti dichiarazioni su  uno stilista, e che non erano piaciute allo stesso…sempre attraverso Twitter.

Power Ventures trascinata in tribunale da Facebook

 

 

 

 

Facebook e Power Ventures, si trovano l’una contro l’altra in tribunale, per risolvere un problema giudiziario legato a clausole, condizioni d’utilizzo e richiami legali dovuti alla privacy degli utenti. Il social network in blue, questa volta si trova dal lato dell’accusa (e forse per la prima volta non dell’accusato), verso la società energetica, con l’accusa di aver sottratto informazioni riservate dal sistema attraverso gli utenti.
Il team vertice di Facebook in accordo con Mark Zuckerberg, ha parlato di una violazione delle condizioni di utilizzo di Facebook, perchè Power Ventures, permetteva a tutti i suoi clienti di effettuare il login su alcuni network tramite una interfaccia realizzata ad hoc che permettesse di recuperare i dati registrati in precedenza su Facebook.

I consumatori americani contro Facebook

Facebook Law

Siamo alle solite. Facebook in Tribunale, negli Stati Uniti d’America contro i cittadini. Questa volta a mandarlo sul banco d’accusa è stata una class action avviata dai rappresentanti dei consumatori. Secondo quanto pubblicato sul Financial Times, sono oltre 2.000 gli utenti di Facebook che si lamentano della gestione economica del social network in rapporto alle proprie applicazioni. Il caso sembra nasca dal fatto che questo migliaio di utenti iscritti a Facebook, si sia visto addebitare sulla propria carta di credito determinate spese (non autorizzate a monte) per l’utilizzo di giochi on line ed applicazioni eseguite attraverso il social network.

A partire da questa causa, il Senato americano, continua ad indagare sulle pratiche di marketing della società e soprattutto sulle pubblicità e gli annunci “trappola” presenti sul sito. Parliamo di quei banner laterali che parlano continuamente di aumento di popolarità mostrando formose modelle che incitano al “cliccare”.

Il valore di “un” Facebook

Quanto è diventato grande ormai Facebook? In quanti sono disposti a cedere una fetta della propria vita e permettere l’invasione della propria privacy solo per il gusto di esserci? Ma soprattutto, quanti sono i soggetti (o le aziende) nel mondo che possono realmente permettersi di pensare a fare business con Facebook? Cerchiamo di dare qualche risposta ai nostri quesiti, partendo da alcuni dati statistici divulgati dai maggiori centri di ricerca mondiali.
Uno degli avvenimenti recenti che ha portato ad un aumento spropositato delle visite su Facebook è stato l’ingresso on line del Papa Benedetto XVI che tramite l’applicazione Pope2You ha permesso al noto social network di contare l’oltre mezzo milione di contatti in poco più di 24 ore. Il risultato era atteso anche perchè il Pontefice 2.0 (così battezzato dalla stampa), aveva già avuto lo stesso effetto quando ha aperto il proprio canale di YouTube.