Bufala Burundanga sui social con Guardia di Finanza coinvolta

di Gio Tuzzi Commenta

Bufala Burundanga di recente apparsa sui social ed in particolare Facebook sfruttando un falso annuncio da parte della Guardia di Finanza e relativo Brigadiere Rizzo

Sta prendendo piede rapidamente in giro per il web la cosiddetta bufala Burundanga, con cui si crea un inutile allarmismo a proposito di una fantomatica droga che potrebbe essere assurda vedendosi sventolare a pochi centimetri un banale biglietto da visita.

Qui di seguito, a tal proposito, possiamo prendere in esame il testo della bufala Burundanga che da alcune ore a questa parte ha preso piede anche all’interno di alcune pagine e gruppi Facebook:

“Ad una stazione servizio, un uomo si è avvicinato ad una signora che era intenta a fare il pieno alla sua auto. Gli ha offerto i suoi servizi come imbianchino e gli ha lasciato il suo biglietto da visita.

La signora gli ha detto di non avere bisogno, ma ha accettato il suo biglietto per dare prova in buona fede. L’uomo è allora entrato in un’automobile condotta da un altro signore.

Mentre la signora lasciava la stazione di servizio, ha visto gli uomini seguirla. Quasi immediatamente, ha iniziato a sentirsi confusa e stordita facendo fatica a respirare.

Ha provato ad aprire la finestra rendendosi conto che uno strano odore veniva dalla sua mano, la stessa mano che ha accettato il biglietto del signore alla stazione di servizio. Ha allora notato gli uomini che erano attaccati dietro la sua automobile.

Capito che dovesse fare qualcosa. È entrata nel primo parcheggio che ha trovato, ha fermato la sua automobile e ripetutamente si è messa a suonare il claxon per chiamare aiuto. Gli uomini sono fuggiti, ma la signora stava sempre male.

È soltanto dopo molti minuti che ha potuto finalmente riprendere a respirare normalmente.

Apparentemente, c’era una sostanza sul biglietto che avrebbe potuto seriamente stordirla. Questa droga si chiama BURUNDANGA”.

Insomma, occhio alla bufala Burundanga, che pur non creando pericoli per la sicurezza dei dispositivi è stata concepita per alimentare disinformazione e allarmismo tramite social come Facebook ed app del calibro di Whatsapp.

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