Le 5 lingue più usate nel business

di Alex Zarfati Commenta

Siete degli imprenditori desiderosi di allargare la vostra attività all’estero? Oppure dei giovani manager pronti a lanciarsi nel mondo del business internazionale? Se rientrate in una di queste categorie, o in una immediatamente affine, saprete benissimo che per veder realizzati i vostri obiettivi un requisito fondamentale, o comunque estremamente utile, è la conoscenza delle lingue. Un corso base, magari seguito da un corso più specifico di perfezionamento che riguardi il vostro ramo d’impresa e il mondo degli affari in generale, vi sarà molto utile a muovervi con agilità nella giungla del business internazionale.

Per facilitarvi il compito, il metodo più semplice, rapido, economico e redditizio (in termini di qualità dell’apprendimento) è quello fornito da Preply, un portale che mette a disposizione di chiunque voglia imparare una lingua un nutrito portfolio di insegnanti e tutor altamente qualificati. Le lezioni si svolgono via Skype, e hanno pertanto il vantaggio dell’interazione diretta con il docente, come se si stesse affrontando un corso di lingua frontale. Se dunque avete bisogno di un corso o di lezioni private di inglese, Preply rappresenta la soluzione più semplice e sicura (tutti i docenti sono attentamente selezionati e ampiamente referenziati) tra quelle attualmente presenti in commercio.

Un altro vantaggio di Preply, da prendere in seria considerazione soprattutto da coloro che operano nel settore del business, è dato dal fatto che il portale non si limita a fornire lezioni per le due-tre lingue straniere, diciamo così, “standard”. Tutt’altro, il portale sembra pensato apposta per coloro che, rivolgendosi a un modo sempre più globalizzato, per aumentare la propria competitività sul mercato sono in qualche modo costretti ad allargare i propri orizzonti verso lingue che mai avrebbero pensato di dover affrontare. D’altronde, come suggeriscono tutti gli studi di economia, i cosiddetti nuovi mercati sono già in grado di orientare il mondo degli affari, forse anche più di quanto immaginiamo, e per non rimanere confinati entro un perimetro eccessivamente angusto e privo di reali prospettive di sviluppo in un modo o nell’altro con essi bisogna imparare a fare i conti. A partire dalla conoscenza della lingua. Vediamo allora quali sono le 5 lingue più utili, oggi, nel mondo del business, a prescindere dal ramo d’affari in cui si opera.

Inglese

La lingua franca del mondo e il refugium peccatorum per eccellenza, almeno per coloro che conservano una pur blanda memoria del poco che si apprende fra scuola dell’obbligo e superiori. In parte è così, dal momento che due parole di inglese, bene o male, si masticano ovunque. Ma se ambite veramente a giocare in Serie A, quelle due parole non bastano. Soprattutto nel mondo degli affari, che ha un lessico specifico, dei tecnicismi linguistici e un carico di espressioni idiomatiche niente affatto semplici da conoscere e apprendere. Pertanto il consiglio è di non prendere sottogamba la lingua inglese solo perché suona più familiare delle altre, e soprattutto di non fidarsi troppo delle memorie scolastiche, ma di intraprendere un serio percorso didattico, magari partendo da un livello intermedio o avanzato.

Spagnolo

Le aziende italiane sono tra quelle che più di tutte continuano a investire nell’America Latina. Un mercato gigantesco che, dal Messico alla Terra del Fuoco, con la sola significativa eccezione del Brasile, parla quasi solo spagnolo. Un bacino di centinaia di milioni di potenziali clienti a portata di mano come forse nessun altro. Il motivo? Semplice: lo spagnolo ha il vantaggio di essere l’idioma con la più alta percentuale di assonanze con l’italiano, e anche se non mancano le “bucce di banana” su cui gli incauti ispanofoni improvvisati scivolano spesso e volentieri rappresenta per noi la lingua più semplice da imparare.

Cinese (mandarino)

La notizia non dovrebbe giungervi nuova: la Cina è la nuova grande potenza economica mondiale, avendo ormai definitivamente superato gli Stati Uniti. È anche una formidabile macchina da export, soprattutto di prodotti tecnologici e materiali e strumenti a basso costo. Ciò malgrado, i cinesi non sono affatto insensibili al fascino del buon Made in Italy, e forti di un potere di acquisto letteralmente senza pari sono pronti a fare ottimi affari con chi fornisce prodotti di alta qualità: dall’automobile all’artigianato, dall’agroalimentare al real estate, non c’è settore che non veda la Cina impegnata a investire poderosi capitali. Con un inconveniente: tra tutte le superpotenze mondiali, è la più refrattaria all’utilizzo dell’inglese, e molto spesso per comunicare correttamente con dei partner commerciali provenienti da quelle latitudini non c’è altra soluzione se non scendere sul loro terreno e imparare a esprimersi nel loro idioma.

Arabo

Come i cinesi, anche i grandi investitori dei paesi di lingua araba più ricchi (Arabia Saudita e Qatar in primis) sono ormai abituati a fare grossi investimenti in Europa, Italia compresa, in particolare nel settore immobiliare: una strategia, dicono gli esperti, che mira a lungo termine a marginalizzare la centralità del petrolio nel loro orizzonte economico, in previsione di un progressivo abbandono di tale risorsa in favore delle energie rinnovabili. A differenza degli abitanti del Sol Levante, tuttavia, gli uomini d’affari mediorientali hanno una certa dimestichezza con l’inglese, avendo spesso studiato in prestigiose università britanniche o americane. Volete mettere, però, la fiducia che instillerete in loro se vi mostrerete capaci di esprimervi a vostra volta nella loro lingua? In poche parole, imparare l’arabo non vi garantirà dei contratti in esclusiva, ma vi aiuterà non poco a stabilire un rapporto di reciproca fiducia con i vostri interlocutori provenienti da quell’area.

Russo

Una lingua ricca di storia, nella quale si sono espressi alcuni dei più significativi uomini di lettere degli ultimi tre secoli. Ma anche un idioma un po’ chiuso nel suo mondo, algidamente distante dal resto d’Europa così come dall’Asia, come se la Russia fosse davvero un continente a sé stante, e il russo una pratica per autoctoni e pochi, selezionati iniziati. Questo fino a una quindicina d’anni fa, dal momento che a partire dal Terzo millennio i russi hanno cominciato seriamente a guardare con un certo interesse il mondo imprenditoriale occidentale e, forti di una congiuntura economica molto favorevole (la prima dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica), a investire somme considerevoli in settori nei quali il Made in Italy spadroneggia. I russi sono avidi consumatori di prodotti di lusso e di alta moda (gioielli, scarpe, vestiti, accessori) e in generale di tutto ciò che conferisce prestigio: dai mobili alle auto, dai manufatti artistici al mercato immobiliare. Senza trascurare il settore del turismo e l’agroalimentare di qualità (ad esempio, prodotti tipici regionali). Pertanto, se volete assicurarvi la fidelizzazione di una comunità di clienti disposta a spendere anche cifre considerevoli per prodotti di qualità, il modo migliore per entrare in comunicazione con loro è apprendere la loro lingua. Anche perché, se da un lato le nuove generazioni di russi sono più aperte e cosmopolite, dall’altro ci sono gli over 50 (mediamente i più ricchi) che tendono ad avere qualche problema in più con l’inglese. Figuriamoci con l’italiano…

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